Quando Si Usa Suffisso Ipo In Chimica

Quando si usa suffisso ipo in chimica

Gli elementi debbono essere indicati con i simboli internazionali.

Quando si usa suffisso ipo in chimica

Per formare i nomi dei composti di alcuni elementi (nichel, oro, piombo, rame, stagno e zolfo) ci si deve basare sul loro nome latino, rispettivamente niccolum, aurum, plumbum, cuprum, stannum e sulfur: si dirà pertanto plumbato e non piombato, stannato e non stagnato, ecc.

I composti del wolframio devono essere denominati wolframati e non tungstati come invece per solito avviene.

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Per alcuni nomi di composti dell'azoto, dello zolfo e dell'antimonio si ricorre alle radici nitr- (da nitrogenum, azoto), tio- (dal greco thecòs, zolfo) e stibi- (da stibium, antimonio). Gli isotopi si indicano facendo seguire al nome dell'elemento il numero di massa, per esempio uranio 238; solo per quelli dell'idrogeno si accettano i termini prozio, deuterio e trizio.

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I nomi sistematici si formano indicando i costituenti e la loro proporzione. Nei composti il nome del costituente considerato più elettropositivo rimane inalterato e nelle formule il simbolo corrispondente viene scritto per primo: il costituente meno elettropositivo prende il suffisso -uro se è monoatomico, -ato di norma se è poliatomico; nel caso dell'ossigeno si usa il termine ossido anziché ossigenuro.

Nei composti binari il numero degli atomi di ciascuno dei due costituenti viene precisato scegliendo l'adatto prefisso tra mono-(che solitamente si sottintende), bi- o di-, tri-, tetra-, penta-, esa-, epta-, octo-, ennea-, deca-, ecc.: così KCl si legge cloruro di potassio, CO₂ biossido di carbonio, S₂Cl₂ dicloruro di disolfo, N₂O5 pentaossido di diazoto.

Quando si usa suffisso ipo in chimica

Per i composti con costituente elettronegativo poliatomico il nome si forma da quello dell'elemento caratteristico, legato solitamente a ossigeno, zolfo, alogeni, modificato col suffisso -ato e preceduto dal nome dei leganti corredato da un prefisso atto a indicarne il numero di atomi: i leganti negativi più comuni e i relativi nomi sono O osso, F fluoro, Cl cloro, Br bromo, I iodio, S tio.

Gli atomi di ossigeno vengono solitamente sottintesi per attenuare la discordanza con i termini della vecchia nomenclatura: così il fosfato di alluminio Al[PO4] dovrebbe correttamente dirsi tetraossofosfato di alluminio, il tiosolfato di potassio, K₂[S₂O₃], triossotiosolfato di potassio, ecc. Per indicare le proporzioni dei costituenti si può ricorrere anche alla notazione di Stock, scrivendo di seguito al nome dell'elemento un numero romano tra parentesi tonde, corrispondente al numero di ossidazione dell'elemento stesso: così, per esempio, il difluoruro di ferro FeF₂ si denomina fluoruro di ferro (II) e si legge fluoruro di ferro due.

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Tuttora in uso per gli elementi che presentano due diversi stati di ossidazione è il sistema di distinguere il catione di numero di ossidazione maggiore mediante il suffisso -ico e quello di numero di ossidazione minore mediante il suffisso -oso: in tal senso FeF₂ si dice fluoruro ferroso, FeF₃ fluoruro ferrico, ecc.

La distinzione tra ossidi e anidridi non è più attuata: i composti binari dell'ossigeno sono tutti considerati ossidi; così, N₂O5 un tempo anidride nitrica va denominata pentaossido di diazoto.

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Alcune sostanze mantengono però il nome d'uso come i composti idrogenati H₂O acqua, NH₃ ammoniaca, N₂H4 idrazina, ecc. Alcuni idruri conservano il nome d'uso se in soluzione acquosa, mentre allo stato anidro seguono la nomenclatura ufficiale: così, HF si dice fluoruro di idrogeno se anidro e acido fluoridrico se in soluzione acquosa.

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Anche gran parte degli acidi ossigenati conserva il nome d'uso.